Cosa sono le criptovalute?

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Questa è sicuramente una domanda frequente, nonostante il Bitcoin sia iniziato a circolare attorno al 2007…

Una criptovaluta è una forma di moneta che ha alcune caratteristiche speciali: è completamente digitale, è gestita in maniera “decentrata” e si basa sulla crittografia digitale per effettuare vendite e acquisti in maniera sicura.

Ma cosa sono esattamente le criptovalute?

A volte le domande più semplici sono quelle che hanno bisogno di maggior attenzione. Tutti hanno sentito parlare di quella più famosa, il Bitcoin, ma oramai ne esistono centinaia, anche se quelle più usate e famose sono (per ora, novembre 2017) una trentina.

L’unico modo di comprendere cosa sono è valutare le differenze con una moneta tradizionale:

  • Sono una forma di moneta, che però non ha un equivalente fisico.
  • La loro circolazione non è decisa da un ente centralizzato (come la Zecca di Stato o la Banca Europea), ma si basa su dei principi matematici (anche se non è sempre vero).
  • Consentono di fare transazioni a costi molto bassi e in tempi rapidissimi (si parla di qualche secondo nel caso del Ripple una criptovaluta adottata da diverse banche, fino a un paio d’ore per il bitcoin). Può sembrare una cosa banale, se fate operazioni solo in italia con i bonifici SEPA (che sono pressochè gratuiti), ma in molte regioni del mondo per spostare moneta da una nazione all’altra possono essere necessari giorni e ci sono i costi di conversione tra una valuta e l’altra da considerare (il cosidetto Forex).
  • La gestione delle transazioni è “decentrata“: questo aspetto è particolarmente innovativo e la differenza si capisce facendo la comparazione con un bonifico.

Il funzionamento della blockchain

Se io “Andrea” decido di fare un Bonifico a “Silvia” (nome di Fantasia), mettiamo di mezzo due banche. La mia banca certifica che ho la disponibilità di fondi necessaria per fare il bonifico e la Banca di Silvia si occupa di ricevere questi soldi e di comunicare alla banca di Andrea che i soldi sono stati correttamente ricevuti. La comunicazione tra queste banche è necessaria per evitare che io mandi dei soldi che non ho (truffando Silvia) o che accidentalmente la mia banca mandi i soldi due volte (truffando me).

Nel caso delle criptovalute le banche “scompaiono” dall’equazione e questi controlli vengono distribuiti in maniera casuale tra le decine di migliaia di computer che fanno parte della rete.  La regola generale è quella del “consenso”: se la transazione viene confermata da almeno 3 “elementi” di questa rete, allora è valida e viene inserita in un registro generale, in maniera indelebile (ma anonima).

Tutto questo meccanismo, che è invisibile per l’utente, viene chiamato blockchain ed è la caratteristica davvero rivoluzionaria delle criptovalute.

L’altra domanda che viene spesso fatta è “ma queste monete dove risiedono?” In un portafoglio chiaramente!

Il portafoglio delle criptovalute (o Wallet) cosa è?

Le criptovalute hanno una loro terminologia specifica e in questo caso si è soliti usare il termine inglese “Wallet” per indicare dove vengono accumulate le criptovalute.

L’analogia migliore per un wallet però è la cassaforte.

Il wallet ha due caratteristiche:

  • un “indirizzo pubblico“, come potrebbe essere l’email, solo che è una sequenza alfanumerica che viene riconosciuta dalla rete Blockchain di cui parlavamo nel paragrafo precedente. per esempio: 1DZjtz3hZPP1YNxfmSTqkTmr5vWNN5nnb9 (ma non mandate soldi perchè l’ho inventato per questo esempio)
  • una “chiave privata”, che corrisponde alla combinazione della cassaforte e che ovviamente dovremo tenere segreta per evitare che i ladri ci derubino. Per esempio:
    5JVL3VutEhyCneNsYBq41opBtqVa1CiwjBcAx9xMkr2hRAtgGRF (stessa cosa di quanto detto sopra)

Quando noi riceviamo soldi tramite criptovaluta, annunciamo alla rete Blockchain “sto ricevendo dei soldi da qualcuno a questo mio indirizzo” mentre dall’altra parte ci sarà qualcuno che dice “sto inviando soldi dal mio indirizzo pubblico ad un altro indirizzo pubblico“.

La ricezione da parte mia non comporta niente, mentre l’altra persona deve fornire la chiave, altrimenti la rete dice “questa transazione non è autorizzata, per cui non la facciamo passare“. Comunque ne io e  nemmeno la rete conoscereremo mai la chiave privata, perchè il tutto avviene in maniera sicura grazie alla crittografia.

Entra in scena la crittografia

La Crittografia è un metodo di cifratura delle informazioni ovvero un metodo per rendere un messaggio “offuscato” in modo da non essere comprensibile/intelligibile a persone non autorizzate a leggerlo.

La definizione è di Wikipedia ma è abbastanza chiara… o almeno lo spero. Con la Crittografia diventa quasi impossibile decifrare cosa succede su blockchain. Uso il Quasi, perchè per adesso è impossibile ma in futuro con sistemi di elaborazione molto più potenti questa codifica potrebbe essere incrinata, ma per ora il rischio non c’è.

Però la rete può certificare se una transazione è valida, perchè riesce a comprendere se la “chiave privata” entra nella serratura… anche se non sa come sia la forma della chiave.

A questo punto viene da chiedersi…

Ma chi mette a disposizione un computer per il funzionamento di blockchain cosa ci guadagna?

Chi mette a disposizione il computer diventa una specie di …cercatore d’oro, chiamato Miner.

Il mining delle criptovalute

Questo principio non è valido per tutte le criptovalute, ma per una buona parte lo è: parliamo del metodo del Bitcoin che è il più famoso.

Uno dei punti fondamentali del Bitcoin è che mettendo a disposizione il proprio computer, si partecipa ad una “lotteria” per ottenere dei bitcoin: per fare una analogia è come se scavassimo con un pala e un settaccio per cercare l’oro. L’avvenimento è casuale, ma nel corso del tempo è possibile avere fortuna ed estrarre un “blocco” di bitcoin: è come se trovassi una grossa pepita invece di poche pagliuzze.

Per incentivare questa estrazione (e quindi mantenere attiva la rete del blockchain), nell’algoritmo del Bitcoin sono stati inserite delle caratteristiche di base:

  • Ogni 210.000 blocchi estratti (circa ogni 4 anni), la quantità di bitcoin che ne fanno parte si dimezza. Si è partiti con 50 bitcoin e ad oggi (novembre 2017) siamo a 12.5 bitcoin.
  • Esiste un massimo di bitcoin che possono essere “estratti”: 21 milioni. Al momento (3 novembre 2017) ne sono stati estratti circa 16.600.000.
  • La rarità aumenta progressivamente: man mano che le transazioni aumentano il network automaticamente rende più complesso il processo di scavo. Quindi se all’inizio scavare un blocco era questione di pochi minuti ora che il Bitcoin è molto usato, avere la fortuna di ottenere dei bitcoin tramite mining richiede un tempo esponenzialmente più elevato.

Quindi se abbiamo iniziato con pala e piccone, al giorno d’oggi per essere un minatore di Bitcoin serve una escavatrice colossale.

Se volete approfondire il discorso ho scritto una pagina apposita sul Bitcoin Mining.

Conclusioni

Spero con questa pagina di aver contribuito a dissipare i dubbi, nel caso potete usare i commenti per chiedere approfondimenti.

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